venerdì 6 luglio 2012

La cattedrale di foglie di Tonino Guerra     
......profumi e colori ....... divagando


    Sono uscito da poco,  il mattino è ancora fresco e ventilato; con la mia vecchia bicicletta nera, sto percorrendo un viale di platani che creano un tunnel d'ombra nella intensa luce estiva, pedalo senza fretta e mi guardo intorno, le villette ai lati della strada sono ancora pigre nella tregua dal sole, quando improvvisamente vengo avvolto dal profumo intenso e leggero dei gelsomini che ricoprono recinti e pergolati e si arrampicano sui muri fino ai balconi.
Qualche gabbiano solitario attraversa silenzioso il cielo sopra di me, nel cestino della bicicletta ho le fiabe italiane di Calvino, la macchina fotografica e una bottiglietta di acqua per ora ancora fresca.
Svolto infine sul porto canale dove i trabaccoli con le loro vele color ocra e terra di Siena, proiettano sul molo ondeggianti ombre.












Davanti ai baretti e ai ristoranti della " rive droite " stanno risistemando gli spazi all'aperto e ripuliscono tavolini e muretti dai segni di una lunga notte; qualcuno con una pompa lava via le foglie e le carte e rinfresca i sassi del selciato.
Seduto su di un seggiolino, un uomo nascosto sotto un cappello di paglia e curvo su di un foglio, inizia ad acquarellare il disegno del canale e di alcuni trabaccoli che ha appena ultimato, mi fermo ad osservare la sua concentrazione e la cura meticolosa con cui mescola i colori e l'acqua per ottenere la tinta giusta per le vele, si gira  e si accorge della mia curiosità, mi sorride e riprende a dipingere.
Poca gente ancora percorre il canale a piedi o in bicicletta, la giornata è soltanto all'inizio, più tardi esploderà  la vita frenetica del porto.
Superata la pescheria, davanti alla quale sono già appoggiate diverse biciclette, incomincio a sentire il profumo del mare e del pesce che i pescherecci stanno portando a terra dopo il lavoro notturno; stormi di gabbiani eccitati, in voli concentrici, ora seguendo, ora precedendo, li accompagnano nel rientro, fiduciosi in una ricompensa per queste loro esibizioni.
Le panchine della piazza, sono piene di anziani che chiacchierano animatamente e che hanno preso il posto dei bambini che la sera precedente, incantati con la bocca aperta e il gelato che cola sulla mano, guardavano incuriositi il mago che eseguiva giochi di prestigio o più in la il teatrino dei burattini.
Costeggio la darsena dove sono ormeggiate imbarcazioni di ogni foggia e dimensione, mentre la brezza di mare fa ritmicamente battere le corde contro il metallo degli alberi, qualcuno sta lavando il ponte e stende ad asciugare tappetini e stuoie di corda.
Il traghetto che attraversa il canale e mette in comunicazione le due rive è fermo, non ci sono ancora passeggeri, davanti ai miei occhi compaiono le prime strisce di mare blu che oggi è leggermente mosso e attraversato da sottili lingue di spuma bianca.
Da dietro i pini marini, svetta la cima del faro che la notte getta i suoi fasci di luce lontano a segnalare il percorso di chi va per mare.
Qui l'aria è più fresca, alla mia destra i primi lidi con baretti e ombrelloni colorati, gli stacanovisti dell'abbronzatura hanno occupato i primi lettini e sono già luccicanti di crema sotto i raggi del sole.






Fra tutti i lidi uno ha colpito la mia curiosità e vorrei fermarmi per godermi questa giornata.
Sistemo la bicicletta e con libro, acqua, macchina fotografica e zainetto, entro nel lido, scelgo un tavolino panoramico, sistemo le mie cose poi entro nel bar per fare colazione.
Sul banco un enorme vassoio di brioches calde e profumate attira la mia curiosità e il mio olfatto....niente di meglio che incominciare una giornata con un caffè con la schiumetta e un cornetto caldo; gli altoparlanti del bar diffondono una musica ancora sopportabile per volume e genere.
Gustata fino alla ultima briciolina la brioche e bevuto il caffè mi aggiro soddisfatto per il locale curiosando tra i libri, i giornali e vado anche a dare una sbirciatina nell'angolo bottega dove vari negozianti del luogo hanno esposto le loro merci migliori:  capi di abbigliamento, ceramiche, mobiletti, oggettistica da regalo, sciarpe...... forse quella verde e viola di foggia indiana potrebbe anche piacere a Francesca .......
insomma le solite cose, ........  prendo un giornale e me lo porto al tavolo, solo per dare un'occhiatina ai titoli, ..... tanto so già che gli argomenti saranno ancora quelli del giorno prima e di quello ancora prima, ma dato che da un po' non li leggo, oggi posso anche rischiare; qualche fatto di cronaca nera, gli europei, il governo Monti, i soldi per i terremotati che non riescono ad arrivare, le code in autostrada........  lo sapevo nulla di nuovo purtroppo.... per qualche altro giorno posso evitare di informarmi.








Bene!  un bel respiro profondo, alzo gli occhi e guardo la spiaggia e il mare............ accidenti .....in questo mio divagare pigramente non mi sono accorto di quello che è successo nel frattempo, non riesco a credere ai miei occhi ...... devo assolutamente andare sul terrazzo di sopra per fare una foto della spiaggia....... non si vede più un quadretto di sabbia....... solo lettini e una distesa di ombrelloni aperti fino al mare ........devo dire che non ricordo nulla del genere nemmeno quando a vent'anni sbarcavo a Riccione in agosto e ora siamo soltanto a giugno ......... come sono cambiate le mie esigenze....... non starò per caso invecchiando  ? ......scatto alcune foto per documentare e a  giustificazione del mio sbigottimento ...........
per fortuna lo sguardo supera la spiaggia e allora si perde fino alla linea dell'orizzonte come in un quadro, sotto mare blu e vele bianche, sopra cielo azzurro, piccole nubi trasparenti e gabbiani gioiosi.
Non mi resta che immergermi nella lettura di Calvino, forse la magia delle fiabe e le avventure impossibili mi estranieranno da quello che mi circonda per qualche ora.


......... Pocapaglia era un paese così erto in cima a una collina dai fianchi così ripidi, che gli abitanti, per non perdere le uova che appena fatte sarebbero rotolate giù nei boschi, appendevano un sacchetto sotto la coda delle galline.
Questo vuol dire che i Pocapagliesi non erano addormentati come si diceva, e che il proverbio

                         tutti sanno che a Pocapaglia
                         l'asino fischia e il suo padrone raglia

era una malignità dei paesi vicini i quali .......






fecero tante feste, balli e canti
e noi restammo con le mani vacanti




Chiudo il libro, mi tolgo gli occhiali e mi massaggio un po' gli occhi, ho letto per molto tempo, non so quanto, ho viaggiato in compagnia delle fiabe di ogni regione d'Italia;
una piccola vespa è atterrata nel piatto della mia piadina e sta ispezionando i pochi resti, non fanno per lei, si solleva delicatamente fino all'orlo del bicchiere della spremuta d'arancia e camminando lungo la cannuccia gialla, come una esperta equilibrista, scende fino sul fondo del bicchiere dove una lacrima di succo giace dimenticata......... ecco, questa sembra più interessante, ci zampetta dentro, ne fa una scorpacciata... o almeno così sembra a me........ poi richiamata da non so che, spicca il volo, esce dal bicchiere per scomparire verso il mare.
Mi arriva il profumo del pesce alla griglia, dei cespugli di lavanda e delle siepi di rosmarino, il cielo è limpido, la brezza ancora piacevole, la spiaggia comincia lentamente a svuotarsi, un po' provati, " i forzati del sole " sciamano ondeggiando verso il bar per refrigerare la pelle grigliata, oltre il muretto del molo, nei capanni costruiti sugli scogli, si riaprono le finestre e ci si avvicenda intorno alle reti per conquistare un pugno di pesci da consumare in piacevole compagnia mentre il sole sprofonda nel mare.







Ho voglia di sgranchirmi le gambe e una passeggiata sul bagnasciuga può essere molto piacevole. 
Cammino tra bambini insabbiati che scavano buche e le riempiono d'acqua, bagnini che esibiscono orgogliosi la loro abbronzatura e i loro bicipiti tra giovani sirene in bikini e vecchie signore tristi per non poterlo più indossare, anche se a dire il vero ne vedo più di una che ha osato, ........ calpesto le conchiglie che le onde hanno portato a riva, tra piccoli granchi e frammenti di stelle marine, sulla sabbia le ombre lunghe degli alberghi e degli ombrelloni................... in lontananza compare una immagine di una donna che cammina sul bagnasciuga verso di me .... ha capelli rossi e un grande cappello di paglia, un lungo abito a fiori le scopre le caviglie e i bianchi piedi nudi, ha le mani protette da un paio di guanti bianchi, avanza con passo sicuro ed eleganza pur nel suo corpo appesantito dagli anni e per un attimo mi pare un'immagine uscita da un album primi novecento, potrebbe essere una diva del muto........mentre si avvicina a me vedo due grandi occhi verdi e sereni che anche con l'età non hanno perso la loro vivacità in una carnagione bianca come la porcellana....... nel momento in cui mi passa accanto, le sue labbra distendono le piccole rughe che le circondano in un sorriso amichevole........ chi sarà questa donna ?.....
Sono ritornato sul terrazzo del bar e mi sto godendo la pace e il silenzio che nel frattempo si sono riappropriate della spiaggia, gli ombrelloni sono ormai tutti chiusi e i lettini accatastati in disparte.







Mentre pedalo verso casa, il sole dipinge di viola e arancio l'acqua del canale, sto attraversando i giardini che costeggiano i lidi quando vedo delle enormi sculture a forma di foglie che si stagliano nella luce calda del tramonto e scopro che tra poco si inaugurerà " la cattedrale di foglie di Tonino Guerra " non voglio assolutamente mancare; all'inaugurazione seguirà uno spettacolo di musica e poesie dove si leggeranno anche le sue in lingua originale, il dialetto romagnolo ...........

Quando infine imbocco il viale dei platani, nella freschezza della sera, vedo ancora le immagini dell'inaugurazione, sento le parole pronunciate dal sindaco, dallo scultore che ha relizzato le foglie e i ringraziamenti alle autorità e agli amici presenti, fatti dalla moglie di Tonino Guerra col suo accattivante accento russo e mentre la rivedo parlare mi rendo conto solo ora che altri non era che la misteriosa signora che ho incontrato sulla spiaggia........ mi torna anche la suggestione delle letture e l'emozione delle poesie in dialetto romagnolo, ....... gli intervalli musicali di chitarra, violino e didjeridoo, lo strumento a fiato degli aborigeni australiani che riesce a farti entrare in vibrazione ogni più piccola parte del corpo.........  una magnifica serata senza dubbio !
Svolto nella via di casa e tra i rami dei pini vedo spuntare una mezza luna luminosissima e mentre la osservo ammirato, mi esce dalla bocca : " buona notte Tonino Guerra, ovunque tu sia ".

                                                                                                                           Uber P.



             










lunedì 2 luglio 2012

Un’ora a Malibù

Seduto a un tavolino, sulla terrazza in legno di un lido, costruito come una palafitta sulla sabbia, osservo le crepe delle travi dipinte di bianco che sostengono il soffitto; i tavolini che arredano l’interno non sono che vecchi tavoli da cucina di fogge varie, ma rigorosamente quadrati, alcuni hanno ancora un cassetto con pomolo di vetro a forma di fiore, alcuni hanno gambe rotonde, altri quadrate, alcuni grandi, altri più piccoli, tutti però riverniciati di bianco, anche se in alcuni punti la salsedine ha scrostato la vernice ed ha creato curiosi ricami col colore azzurro sottostante;  il pavimento è fatto di lunghe tavole di legno che scricchiolano un po’ quando ci cammini sopra.
Alle travi del soffitto sono appese tante piccole gabbie di forme e dimensioni diverse e immagino che i rispettivi abitanti una notte, ad un segnale convenuto, abbiano  aperto gli sportellini e siano volati via verso il mare e la libertà e non abbiano più fatto ritorno ……. ed ora le loro gabbiette sono rimaste a testimonianza di questo atto di ribellione .





 

La brezza leggera che arriva dal mare, le fa oscillare e per un momento, seguendo la loro danza ritmica, credo di non ricordare più dove sono, forse sono approdato sulla spiaggia di Malibù ed ora sono seduto nel giardino di una di quelle vecchie case di legno costruite sul mare, quelle case di legno bianco con la staccionata ed il cancelletto attraverso il quale si accede direttamente alle bianche dune su cui crescono cespugli che proiettano verso il cielo i loro lunghi steli e che sembrano l’esplosione di un fuoco d’artificio.
Una vecchia casa sulla spiaggia di Malibù…..è sempre stato un mio sogno segreto…… anzi, non tanto segreto ……..lo dicevo spesso un tempo, in realtà non ho mai nemmeno visto Malibù se non nei film degli anni settanta.








 
Sulla mia testa un gruppo di gabbiani si rincorre verso il mare e le loro grida sono concitate, si stanno comunicando qualche cosa di importante…… a volte il loro verso ricorda le risate di un gruppo di comari che stanno spettegolando, altre volte il miagolio di un gatto in amore, il pigolio di un pulcino affamato, il vagito di un neonato…… forse vivendo così a stretto contatto con gli umani hanno imparato ad imitare le loro voci e le loro emozioni.
Mentre seguo i miei pensieri che rincorrono i gabbiani verso il mare, un piccolo passero plana delicatamente sul mio tavolo;  saltella e si avvicina per attirare la mia attenzione, ora balza sulla copertina del libro di Tabucchi che ho appena finito di leggere e guarda con curiosità l’immagine che vi è stampata di un uomo che abbraccia una donna nascosta sotto un cappello di paglia e non si vedono i loro visi, ma soltanto le braccia di lui che stringe lei…… poi apre il becco e mi guarda, sono certo che mi sta chiedendo qualche cosa da mangiare, ma la ciotola dell’  insalata orientale con ananas, avocado e mela verde è vuota, non è rimasta nemmeno una briciola di pane…….. lo guardo e gli dico che non ho nulla da dargli e lui mi capisce, chiude il becco sconsolato e vola a terra, dove qualche briciola la può sempre trovare tra le fessure delle assi.
Ricordo di avere letto una volta, lo scritto di qualcuno, di cui mi sfugge il nome, che sosteneva l’importanza di questi brevi  “ incontri “ con altri esseri  viventi, piante, fiori, animali, in quanto ci lasciano un messaggio;  io credo sia vero, forse c’è molto di più in uno scambio di sguardi come questo che nell’incontro con alcuni “ esseri umani “, mai così distratti come in questo momento  da loro stessi  e dai loro mezzi di “ comunicazione “ tutti persi nei loro telefonini orchestra sinfonica, o negli i pod, i pad e tablet,  da non aver più tempo di comunicare direttamente “ dipersonapersonalmente “ ……… come quella coppia seduta qualche tavolo più in la del mio, dove lei sta parlando concitatamente al cellulare con un’amica, penso, e sta raccontando di come la sera precedente hanno mangiato da dio, pesce freschissimo e vino bianco ghiacciato, poi finito con birra stupenda e poi in discoteca, quella fichissima sul molo dove c’era un  DJ che era stato per anni al Billionaire, ed erano poi rientrati alle cinque fatti come dei “ copertoni “, mentre il suo compagno….. ma poi compagno di che cosa ?..... sta fumando e ridendo, ovviamente via etere, con qualcuno che sta invitando per la sera a casa di Ciccio per una cena da sballo tutta a base di pesce crudo e champagne e poi si vedono, sul terrazzo, le diapo dell’ ultimo viaggio che ha fatto a Dubai con la Fede.









 
Ora la mia attenzione cade sulla vetrata alla mia sinistra, attraverso la quale si vede all’interno, ma facendo un gioco di messa a fuoco si può vedere la spiaggia e il mare alle mie spalle……….. e mentre sono a fuoco sul mare mi sembra di intravedere una figura che conosco…… ma certo è la Venere del  Botticelli che con grazia e leggiadria sta uscendo  dalle acque e ruotando la testa fa oscillare nel vento i lunghi capelli biondi che ancora bagnati aderiscono al seno proteggendolo dagli sguardi indiscreti, mentre con una mano trattiene un’altra ciocca sulle nudità del pube….. mi sembra di sognare, ........ ma è proprio lei e sta avanzando verso di me, ma quando è a pochi passi dalle mie spalle, una folata di vento più forte confonde i suoi colori che si sciolgono e colano a terra come un acquarello colpito dalla pioggia…….. mi volto di scatto per vedere cosa sia successo,........ ma di Venere più nessuna traccia…… solo una macchia di bagnato sulle tavole di legno.
                                                                                        
                                                                                                                 Uber P.





venerdì 15 giugno 2012

ESTATE


L'estate è più nell'immaginario che nella realtà.

Ognuno ha i suoi simboli e miti dell'estate:

fa estate un campo di grano coi papaveri che fanno capolino tra le spighe, fa estate una barca a vela che scivola libera sull'acqua, fa ancora estate una spiaggia assolata ricamata da tanti ombrelloni colorati e col profumo della crema solare al cocco, le  fresche serate piene di fermento, di voglia di divertirsi a tutti i costi, le immagini da cartolina di isole e mulini a vento, di gabbiani leggeri e inebriati dalla luce accecante, di fari che rischiarano il blu della notte, un sogno che ritorna prepotente ogni anno e quasi mai realizza le aspettative; ormai tutti lo sanno, ma è così bello sognare e immaginare per mesi che in estate tutto sia possibile, che tutto possa essere leggero e senza tempo, come dentro una grande bolla di sapone.










lunedì 4 giugno 2012

Gli angeli



Gli angeli, si parla tanto di angeli, frequentemente per moda, raramente con animo puro, anche se bisogna dire che sono spesso stati oggetto di poesie, di libri, di regali benauguranti, ma ancor più spesso rappresentati nell'iconografia sacra dei secoli scorsi.
Qualcuno ci parla, qualcuno li vede e qualcun altro sente la loro presenza e a loro si affida nei momenti di difficoltà.


Tagore di loro scrive:


"  CREDO CHE SIAMO LIBERI,
ENTRO CERTI LIMITI,
E CHE ESISTA PUR TUTTAVIA
UNA MANO INVISIBILE, UN ANGELO GUIDA
CHE, IN CERTO QUAL MODO,
CI SPINGE AVANTI,
COME UN'ELICA SOMMERSA. " 





 Gli angeli sono di Raffaella S.





















martedì 29 maggio 2012



Le barche a vela.




Solo sul mare si è davvero liberi.

E. O'Neill







Lo spettacolo degli eventi è lì da vedere, la luna influenza le maree, il sole scalda e da luce e quando l’aria s’irrobustisce e cresce è il momento di issare le vele, nutrirle del vento e dolcemente lasciarsi scivolare al largo, facendosi cullare dallo sciabordio delle onde, a volte minute a volte più grasse che accarezzano quel bel ventre un po’ da levante e un po’ a ponente. Ed è così che inizia il cammino su quel bel mare color del cielo, molto fantastico e molto terreno, che ti fa vivere nella favola del creato come in un sogno ovattato. Ma tendi bene la cima, stringi forte il timone, diventa un tutt’uno con poppa e prua, perché tu non perda la rotta e possa tornare sempre a casa tua.

Renata Battesini








E’ ora di stendere le mie bianche vele alla leggera brezza di sud-est che mi annuncia essere giunta l’ora di partire ancora una volta verso quella linea dell’orizzonte che la mia barca non raggiungerà  mai. Ma dietro quell’orizzonte ci sono altre terre, altri amici che vorrei conoscere meglio prima di doverli lasciare. Destino del marinaio, sempre insoddisfatto, perché pensa che, sull’altra riva, sempre più lontano, debba trovarsi quello che cerca.

Bernard Moitessier








" nella lontana baia 
tornano barche a vela .......".

Yu-chien



Acquarelli di Uber

sabato 19 maggio 2012



FRIDA KAHLO


Uno spirito tormentato in un corpo lacerato.

 E' difficile parlare di questa artista poliedrica, molti lo hanno già fatto, anche se le parole disgiunte dalle sue opere e dalla sua vita non possono dare una visione completa di Frida, un'artista che ha vissuto nel Messico della rivoluzione.


Cenni biografici:



- 1907 - il 6 luglio nasce Magdalena Carmen Frieda Kahlo Calderòn a Coyoacàn, un sobborgo di Città del
              Messico da madre messicana e padre tedesco.
- 1913 - si ammala di poliomielite.
- 1922 - frequenta una scuola per prepararsi allo studio della medicina, nella stessa scuola incontra Diego 
              Rivera, pittore già famoso e molto più grande di lei e ne rimane colpita.
- 1925 - Tornando da scuola, l'autobus su cui viaggia si scontra con un tram e Frida subisce gravi danni 
              fisici; trascorre un mese in ospedale e durante la convalescenza incomincia a dipingere.
- 1928 - Si iscrive al partito comunista messicano e si imbatte di nuovo in Diego Rivera e i due si
              innamorano.
- 1929 - Frida e Diego si sposano.
- 1930 - Per le conseguenze dell'incidente, Frida è costretta ad abortire; con Diego si trasferisce a San
              Francisco.
- 1931 - Incontra il dr. Leo Elosser che diventerà il suo medico di fiducia per tutta la vita; aumentano i 
              problemi fisici e i dolori.
- 1932 - Trasferitisi a Detroit per lavoro di Diego, Frida abortisce al quarto mese di gravidanza; muore la
              la madre per le conseguenze di un intervento chirurgico.
- 1934 - Frida è di nuovo costretta ad abortire al terzo mese di gravidanza; iniziano per lei una serie di 
              interventi chirurgici. Diego inizia una storia con Cristina la sorella di Frida.
- 1935 - Frida se ne va a vivere da sola e ha una storia con Isamu Noguchi scultore.
- 1936 - ritorna con Diego e subisce altri interventi.
- 1937 - Trotzki e Natalia Sedova vengono ospitati nella " casa azzurra " a Coyoacàn e Frida ha una storia
              con lui.
- 1938 - Frida presenta la sua prima mostra alla galleria Julien Levy di New York riscuotendo notevole 
              successo, inizia una storia col fotografo Nicolas Muray.
- 1939 - Espone a Parigi e conosce i surrealisti, torna a vivere nella casa dei genitori a Coyoacàn e divorzia 
              da Diego.
- 1940 - Va a San Francisco per farsi curare dal Dr. Elosser; a dicembre risposa Diego.
- 1941 - muore il padre di Frida e lei e Diego vanno a vivere nella "casa azzurra" di Coyoacàn.
- 1943 - la chiamano a insegnare alla scuola " la esmeralda ", ma per le sue peggiorate condizioni
              fisiche è costretta a dare lezioni a casa.
- 1946 - riceve il premio nazionale di pittura per il dipinto Mosè; viene operata alla colonna vertebrale.
- 1950 - subisce sette operazioni e trascorre nove mesi in ospedale.
- 1951 - dimessa dall'ospedale può muoversi solo in sedia a rotelle e deve assumere continuamente 
              antidolorifici.
- 1953 - Lola Alvarez Bravo organizza la prima mostra personale di Frida.
              L'artista deve partecipare all'inaugurazione sdraiata su di un letto; le amputano la gamba destra
              fino al ginocchio.
- 1954 - si ammala di polmonite e muore il 13 luglio nella " casa azzurra ".



Una immagine sfaccettata ed umana di questa artista l'ho trovata nelle parole di Carlos Fuentes che ha scritto l'introduzione al suo diario.
Così riesce a descriverla la prima volta che la incontra ad un concerto nel Palacio de Bellas Artes a Città del Messico :

  "  Quando Frida Kahlo entrò nel suo palco nel secondo ordine del teatro un tintinnio di sontuosa gioielleria coprì tutti i suoni dell'orchestra, ma qualcosa oltre il mero suono ci costrinse tutti a guardare in alto e a scoprire l'apparizione che si annunciava con un incredibile palpitare di ritmi metallici, e finalmente si rivelò l'essere che i sonanti gioielli e il silenzioso magnetismo avevano anticipato.
   Fu l'ingresso di una dea azteca. Forse Coatlicue, la dea madre dalla veste di serpenti, che ostenta le mani lacerate e sanguinose come altre donne sfoggerebbero una broche. Forse Tlazolteotl, la dea della lordura e della purezza nel panteon indio, l'avvoltoio femmina che deve divorare l'immondo per sanare l'universo. O forse eravamo dinanzi alla Madre Terra spagnola, la signora di Elche, radicata al suolo dal pesante elmo di pietra, gli orecchini come ruote di carro, i pettorali che le divorano il seno, gli anelli che le trasformano le mani in clave.
Un albero di Natale ?
O un albero della cuccagna ?
Frida Kahlo era una Cleopatra sfiorita, che nascondeva il corpo tormentato, la gamba inerte, il piede offeso, i busti ortopedici sotto gli spettacolari ornamenti delle contadine messicane, che per secoli conservavano gelosamente i gioielli, protetti dalla povertà, per esibirli solo nelle grandi fiestas delle comunità agrarie.
I merletti, i nastri, le gonne, le sottane fruscianti, le treccie, le acconciature a forma di luna le aprivano il viso come le ali di una farfalla notturna: Frida Kahlo dimostrava che la sofferenza non riusciva a fiaccare, nè la malattia a eclissare, la sua infinita versatilità. "

                                       fotografia : Nickolas Muray 1934 circa

Così ancora Fuentes entra con rispetto nella sofferenza che ha accompagnato la sua vita per farci sentire nel profondo l'intensità della sua personalità :

" Rivera e Kahlo.
Lui dipinge la cavalcata della storia messicana, l'infinita, a volte sconfortante, ripetizione di maschere e gesti, commedia e tragedia.
Nei suoi momenti più belli, qualcosa risplende dietro la pletora di figure ed eventi, cioè la bellezza umile, un tenace attaccamento al colore, alla forma, alla terra e ai suoi frutti, al sesso e ai suoi corpi.
Ma l'equivalente interiore di questa sanguinosa rottura della storia è dominio di Frida.
Come il popolo è spaccato in due da povertà, rivoluzione, memoria e speranza, così lei, l'unica, insostituibile, irripetibile donna chiamata Frida Kahlo è spezzata, lacerata nel proprio corpo quanto il Messico è lacerato all'esterno. Rivera e Kahlo : è stato sottolineato a sufficienza che sono due facce della stessa moneta messicana, quasi comici nella loro disparità ?
L'elefante e la colomba, sì, ma anche il toro cieco, per tanti versi insensibile, martellante, immensamente vitale, rivolto verso il mondo esterno e sposato alla fragile, sensibile, gualcita farfalla che sempre ripeteva il ciclo da larva a crisalide, a fata ossidiana, distendendo le sue ali splendenti solo perchè fossero infilzate, più e più volte, resistendo al dolore oltre ogni immaginazione, finchè la sofferenza e la fine della sofferenza confluirono nella morte."

" Una bambina fiera, allegra, colpita dalla polio e oltraggiata dalla speciale inclinazione messicana alla malizia, a burlarsi degli altri, specialmente degli infermi, gli imperfetti.
Bella piccola Frida, prestigiosa rampolla di ceppo tedesco, ungherese e messicano, piccola Frida con la sua frangetta e i nastri ondosi e gli enormi boccoli, diventa di colpo Frida gamba di legno, Frida pata de palo. Le grida beffarde dai preclusi campi di gioco devono averla seguita per tutta la vita.
Non la scoraggiarono.
Divenne la burlona, il folletto, la Ariel della scuola nazionale preparatoria nel periodo in cui il Messico, sul piano intellettuale, stava scardinando la rigida corazza filosofica del positivismo scientifico e scopriva l'indiscreto, ma liberatorio, fascino dell'intuizione, dei bambini, degli indios...."


                     forse questo dipinto si rifà ad una foto del matrimonio con Diego



Preciso ancora Fuentes qundo ci parla della sua arte :

" Uno spirito burlone vicino all'estetica della rivoluzione messicana:
Frida Kahlo ammirava Saturnino Herràn, il dottor Atl, i liberatori della forma messicana, del paesaggio e dei colori dalle restrizioni accademiche.
Adora Bruegel e i suoi rumorosi carnevali popolari, pieni di mostri innocenti e ghiottoni perversi e di oscure fantasie offerte come pane quotidiano, in vivaci colori e alla luce del sole.
Queste le premesse fondamentali dell'arte della Kahlo."

..." Per tutta la vita, Frida andò in cerca della città più scura, scoprendo i suoi colori e i suoi odori, ridendo nelle carpas, addentrandosi nelle cantinas, cercando la compagnia a cui legarsi, perchè era una donna solitaria attratta dal cameratismo, da gruppi e amicizie esclusive, prima Las Cachucas, los Fridos poi, aveva bisogno di essere parte di una granata umana, lanciata da vicino, capace di proteggerla dal cannibalismo rampante della vita intellettuale messicana.
Defenderse de los cabrones, proteggersi dai ruffiani, fu la massima della sua vita. " E' incredibile" disse una volta a proposito di Diego Rivera " che i più vili insulti......dovessero esser vomitati proprio nella sua patria, il Messico." Niente affatto incredibile.
Tuttavia la città che amava e temeva la colpì senza pietà.
Nel settembre del 1925 un tram andò a scontraarsi contro il fragile veicolo su cui viaggiava, le fratturò la spina dorsale, la clavicola, le costole, il bacino.
La gamba già offesa ora subì undici fratture.
La spalla destra rimase slogata per sempre, un piede maciullato.
Un corrimano le penetrò nella schiena e venne fuori dalla vagina.
Allo stesso tempo, l'impatto dell'incidente lascio Frida nuda e sanguinante, ma coperta di polvere d'oro.
Spogliata dei suoi vestiti, inondata da un pacchetto rotto di polvere d'oro portato da un artigiano: ci sarà mai un ritratto di Frida più terribile e più bello di questo ? Si sarebbe mai dipinta-o avrebbe mai potuto dipingersi-diversamente da questa " bellezza terribile completamente stravolta" ?
Il dolore, il corpo, la città, il paese. Frida, l'arte di Frida Kahlo.

   Frida trovò un ex voto che ricordava il suo incidente e con alcune modifiche lo trasformò.



                                                       autoritratto  1933

.... Frida Kahlo aveva un cane di nome Dolore, più che un dolore di nome Cane. Lei descrive il suo dolore, non ne viene ammutolita, il suo dolore è articolato perchè acquista una forma visibile e sensibile.
Frida Kahlo è fra i più grandi narratori del dolore, in un secolo che ha conosciuto, forse non più sofferenze di altri periodi, ma certo una più che mai ingiustificata e perciò vergognosa, cinica e divulgata, programmata, irrazionale e deliberata forma di sofferenza.........

....come nessun altro artista nel nostro torturato secolo, ha tradotto il dolore in arte. Ha subito trentadue operazioni dal giorno dell'incidente fino al giorno della sua morte. La sua biografia consiste di ventinove anni di dolore. Dal 1944 in poi, è costretta a portare otto busti. Nel 1953 le viene amputata la gamba ormai in cancrena. La schiena ferita produce una secrezione "che puzza come un cane morto". E' appesa nuda, con la testa in giù, per i piedi, per raddrizzare la spina dorsale. Perde i suoi feti in bagni di sngue. E' eternamente circondata di grumi, cloroformio, bende, aghi, bisturi.
E' il San Sebastiano del Messico, legata e coperta di frecce.
E' l'incarnazione tragica della cruda descrizione di Platone: il corpo è una tomba che ci imprigiona come un'ostrica nel guscio.
Ricorda una delle dee azteche della nascita e della terra, ma ancor più la divinità flagellante, XipeTotec, Nostro Signore lo Scuoiato, la dualistica divinità la cui pelle non era mai la sua, sia che indossasse quella della vittima sacrificale come un macabro mantello, sia che si spogliasse della propria pelle, come un serpente, in un rito di rinnovamento e di resurrezione. Gli dei del Messico hanno questa ambigua qualità: il buono che promettono è inseparabile dai mali che procurano. Xipe Totec, simbolo della resurrezione, divinità della primavera, infligge anche sacrifici, vesciche e putrefazioni ai suoi fedeli.
In La colonna spezzata e L'albero della speranza, Kahlo si ritrae come questa bandiera scorticata, questa pelle sanguinante, aperta, tagliata in due come una papaia.
Mentre giace nuda in un letto di ospedale di Detroit, sanguinante e incinta, Rivera scrive : " resistenza alla verità, alla realtà, alla crudeltà e alla sofferenza. Mai fino ad allora una donna era stata capace di mettere sulla tela tanta disperata poesia ".
Perchè ciò che vive è ciò che dipinge. Ma nessuna esperienza umana, per quanto dolorosa, diventa arte da sola.

                      il letto volante - ospedale di Detroit dove Frida abortì nel 1932



           La colonna rotta - 1944 - quando fu costretta ad usare un busto di acciaio .

..... C'è un aneddoto nella famosa biografia di Kahlo di Hayden Herrera.
Una giovane attrice, Dorothy Hale, si suicidò nel 1939 lanciandosi dall' Hampshire Hause a New York.
L'amica Clare Boothe Luce chiese a Frida di dipingere un omaggio alla sfortunata e bella giovane.
Il risultato fece inorridire Luce. Anzichè un'immagine di pietà e rispetto per la defunta, Frida ne cavò un quadro sorprendente, un racconto sequenziale e insieme simultaneo del suicidio.
Vediamo la Hale che si lancia, poi a mezz'aria, e alla fine senza vita e sanguinante, sul marciapiede, a fissare il mondo-cioè noi-con gli occhi aperti per l'eternità.
Luce confessa che voleva " distruggere il dipinto con un paio di forbici, dinanzi a un testimone". Alla fine desistette solo quando " l'offensiva legenda," che la dichiarava committente del quadro fu eliminata.


                                         Il suicidio di Dorothy Hale 1938/39 .



..... Frida e Diego: lei ammetteva di aver subito due incidenti nella sua vita, l'incidente con il tram e Diego Rivera. Non ci sono dubbi sul suo amore per quell'uomo. Lui era infedele. E lei gli rimproverava: come poteva intendersela con donne indegne di lui o a lei inferiori?  Lui riconosceva: " Più l'amavo, più volevo farle del male". Lei ricambiava con molti amanti, uomini e donne. Lui tollerava le amanti di Frida, ma non gli uomini. Lei assorbiva tutto nel suo modo di amare quasi panteistico, madre-terra, Coatlicue e Signora di Elche, avvoltoio risanatore.
Voleva " dar nascita a Diego Rivera". " Sono lui "scriveva " dalle cellule più antiche..... ogni momento lui è il mio bambino, il mio bambino nato ogni momento, ogni giorno da me stessa  ".
Un tale amore, per un tale uomo, in tali circostanze, poteva solo sfociare, da una parte, nell'appagamento sessuale al di fuori del matrimonio procreativo e, dall'altra, nella fedeltà politica all'interno.
Forse Frida cercò di gettare un ponte tra appagamento sessuale e fedeltà con la storia d'amore con Lev Trockij.......

    L'amoroso abbraccio dell'universo, la terra,io, Diego e il signor Xòlotl - 1949 -



                             autoritratto dedicato a Lev Trotzkij  1937 .


....Collane, anelli, copricapi in organza bianca, bluse a fiori da contadina, scialli rosso-granata, gonne lunghe, tutto questo per coprire il corpo lacerato. Ma anche il vestito era umorismo, un gran travestimento, una forma di autoerotismo teatrale, autoincantato, ma anche una provocazione a immaginare la sofferenza, il corpo nudo là sotto, e a scoprirne i segreti. Rivera diceva che le donne sono più pornografiche degli uomini, perchè hanno sensualità in ogni parte del corpo, mentre gli uomini hanno i loro organi sessuali " in un posto solo ". Forse Frida fingeva di essere d'accordo per non contrastarlo. Ma in alcune descrizioni di suo marito come il principe ranocchio è ben chiaro come la pensa: gli uomini hanno altrettante zone erogene delle donne. I vestiti di Frida Kahlo erano, tuttavia, più di una seconda pelle. Lo diceva lei stessa: erano un modo di vestirsi per il paradiso, di prepararsi per la morte. Forse sapeva che le antiche maschere di Teotihuacàn, splendidamente lavorate a mosaico, erano fatte per coprire i volti dei morti, per renderli presentabili durante il viaggio per il paradiso.
Forse i suoi addobbi straordinari, capaci di mettere in sordina un'opera di Wagner quando entrava in teatro, non erano che un'anticipazione del sudario funebre. Ricorreva ai vestiti, scrive Hayden Herrera, come una suora ricorre al velo. Temeva di finire come il vecchio re Tezozomoc, che fu messo in un canestro, avvolto nel cotone, per il resto dei suoi giorni. Gli abiti di lusso nascondevano il suo corpo violato, le permettevano inoltre di agire in una cerimonia delle cerimonie, un vestirsi e svestirsi laborioso, regale e ritualistico quanto quello dell'imperatore Moctezuma, che era aiutato da dozzine di ancelle, o come nella levée dei re francesi a Versailles, cui assisteva quasi tutta la corte.
Mentre la morte le andava incontro in punta di piedi, lei indossava tutte le insegne per giacere a letto e dipingere. " Non sono malata" diceva " sono a pezzi, ma sono contenta di essere viva finchè posso dipingere." Eppure appena la morte si avvicina, il tono cambia." Ti stai uccidendo": se ne rende conto mentre le droghe e l'alcol la confortano e la condannano sempre di più. Ma subito aggiunge: 

" ci sono quelli che non ti dimenticano."


                                                foto di Nickolas Muray 1938/39
                                                  autoritratto con scimmia  1938 .
                                     Auttoritratto dedicato al Dr. Eloesser  1940


     Chavela Vargas, novantadue anni, ancora canta il Messico e i cantos rancheros , amica e amante di Frida dice di lei : 

" Lei era un abbaglio, una luce di luna. Non era di questo mondo, veniva da un altro pianeta. Non posso dimenticare la notte in cui mi disse che Diego aveva avuto un figlio, Tonchito, da sua sorella Cristina. 
" Bisogna essere molto forti ", mi diceva senza piangere".
In spagnolo Chavela dice muy muer, molto donna : bisogna essere molto donna, cioè molto forte.
" Lei era un essere di un'altra dimensione, una luce. Infine è tornata nel suo posto, dove doveva tornare."




                                            la casa azzurra a Coyoacàn - lo studio -
                                                                 la casa azzurra
                       Frida e Diego nel 1950 all'ospedale ABC in Messico




BIBLIOGRAFIA:


- Il diario di Frida Kahlo - autoritratto intimo ( a cura di Sarah M. Lowe) LEONARDO

- Kahlo - Andrea Kettenmann-Taschen
- Così è la vita  - Concita De Gregorio  - EINAUDI -





lunedì 14 maggio 2012

Tanti, tutti diversi, insieme.


Sabato 12/05/2012, si è svolta come da programma, la performance di Marco di Mauro.

Verso le 17,30 l'artista ha cominciato ad allestire lo spazio destinato all'evento, davanti all'ingresso della galleria, mentre i passanti timidamente rallentavano il loro passo per capire cosa stesse succedendo, poi è arrivato un enorme cavalletto, poi ancora un tavolino affollato di barattoli e vasi pieni di pennelli, una valigetta piena di tubetti di colori di ogni dimensione e infine una enorme tela ancora bianca.
Qualcuno cominciava a fermarsi in attesa di vedere il seguito di questo allestimento, nel frattempo si erano radunati anche amici e sostenitori invitati dai vari artisti, insomma un capannello disordinato che cercava di appostarsi nel punto più strategico per non perdersi nulla della performance;
qualche passante chiedeva: " ma chi è .... e adesso cosa fa ?"

Quando il performer è stato sufficientemente " caldo " ha iniziato a riempire la tela, col suo tratto veloce e nervoso, di visi che si affollavano uno accanto all'altro, per poi passare alle prime macchie di acrilico.
A questo punto i presenti istintivamente si sono serrati tra loro e avvicinati il più possibile a Marco Di Mauro, che rivolgendosi agli artisti della mostra, li invitava calorosamente a prendere un pennello e a scegliere un colore per continuare tutti insieme il lavoro iniziato.
In breve, la tela si è trasformata in una tavola inbandita di colori, affollata di teste e braccia di chi voleva mettere il proprio segno, finchè anche qualche passante ha osato timidamente chiedere un pennello e il permesso di mettere un colore insieme agli altri.
La scena, per chi la osservava dall'esterno, faceva pensare a uno sciame di api voraci che si lanciavano all'assalto di una mensa imbandita col loro stesso miele.
Il risultato è stato una luminosa e vitale opera piena dell'energia di ciascuno e la carica di entusiasmo che si è generata, ha continuato ad aleggiare sotto le volte del portico per ancora tanto tempo.






















 foto di Uber Pagliani